"HSL" - Comunicato di presentazione - maggio 2004 E’ primavera! Esce il nuovo e quinto disco di Assalti Frontali. Dieci pezzi nati in un garage di centocelle, periferia sudest di Roma, titolo: HSL, “hic sunt leones”. HSL: “Qui sono leoni, zona ignota, attenzione, pericolo, non avventurarti!”. HSL: “Ambiente non sottomesso, non entrare… se non sai già da che parte stare!”.
I “conquistadores” segnavano nelle mappe nautiche con la sigla “hsl”, hic sunt leones, gli approdi da evitare assolutamente perché non sicuri per i loro traffici coloniali. Nella mappa musicale italiana assalti ancora lo trovi dove stava prima: nelle rotte delle terre sconosciute che sfuggono al potere, alla telecamera, alla schedatura. Dove c’è HSL l’impero non arriva e non sa cosa succede, dove c’è HSL c’è resistenza.
Per mixare il lavoro siamo andati in missione nel cuore di Euskadi (Paesi Baschi). Dieci giorni per chiudere dieci pezzi e fare un disco al Garates Studios di Kaki Arkarazo, da molti conosciuto semplicemente come “Kaki”, chitarra nei Kortatu, fondatore dei Negu Gorriak, ora a capo di una factory di produzione discografica alternativa tra le più lanciate in Europa. A novembre a Roma, durante un concerto con la Banda Bassotti, kaki era il fonico di sala e gli abbiamo proposto il lavoro, a fine gennaio siamo già su un aereo destinazione Bilbao. Con le persone giuste, la complicità è produttiva e lo studio, un casolare nascosto tra le colline che circondano San Sebastian, immerso nel verde, è esattamente quello che un musicista chiede per concentrarsi sul prodotto finale. Il disco prende forma, finisce un pezzo e avanti il prossimo, dove troviamo un intoppo, la soluzione è semplice: si taglia! Tac, via! C’è roba in abbondanza. Il ritmo dei Brutopop segue il click incalzante di un tempo eccitante. E’ rap! Non è rap! E’ rap! E’ una musica che non segue troppo gli schemi rigidi dell'hip-hop canonico, questo è certo! E’ interamente suonata da una band, c'è un batterista, un bassista, un chitarrista, un tastierista, è ispirata da diversi generi, perché ormai fatalmente i generi si mischiano in un transgenere. Ma è comunque una musica concepita per cantarci sopra in rap! Sono rime, quartine, strofe create pensando in rap! E alcune strofe lunghe trentadue battute, otto quartine, sedici rime, solcano il ritmo come discese da pista nera di sci e chi fa il rap lo sa! Ho lavorato a strutture di canzoni che creassero una trama e coinvolgessero chi ascolta in un racconto compiuto più che in rapidi flash discontinui. E ora da queste tracce il rap che ne esce disegna le atmosfere delle strade che viviamo. “Denaro gratis”, “Sulla strada”, “Le merde fanno affari”, “Un cannone me lo merito”, “Rotta indipendente”. Durante le poche pause di lavoro, scendiamo in auto al paese più vicino a fare spese o per una bevuta di sidro e, sulla strada del ritorno, ben brilli, risentiamo i pezzi nello stereo a gran volume, noi in silenzio, pensierosi e concentrati su eventuali errori, Kaki, invece, euforico, canta i pezzi di Assalti prendendo le curve a palla: “Daaaaaacci in frettaaaaaa, quello che ci spettaaaaaaaa…”. Finiti i dieci giorni il disco è pronto. Siamo serviti, fratello, andiamo in stampa!
Assalti aveva “firmato” la produzione di tre dischi con la BMG. Il rapporto è durato invece il tempo di un solo CD e in fondo non poteva durare oltre. Ora torniamo distribuiti da “il manifesto”. Siamo entrati in una “major” a fine anni ’90, in un momento di espansione degli investimenti capitalisti a livello mondiale, un periodo di abbondanza apparente in cui tutti investivano dieci pensando di realizzare mille e in un quadro generale in cui la produzione immateriale tirava avanti l’economia planetaria. Alcune persone interne al mercato, in quel momento, hanno pensato che anche Assalti Frontali potesse essere un buon cavallo da strigliare. Noi, da parte nostra, puledri bastardi e indomabili quali siamo, siamo andati a “vedere”. E su questa scelta è uscito un libro: “Storie di assalti frontali”, edito da DeriveApprodi. Abbiamo fatto un primo disco lì, “Banditi”, che ha venduto diecimila copie, ma intanto le cose cambiano in fretta. Quello di fine anni ’90 era un boom economico che non poteva durare a lungo e si è visto come è finito: in guerra globale permanente! In dieci si sono arricchiti e in mille si sono bruciati. Gli “allegri” investimenti sono finiti. Oggi chi tira avanti l’economia planetaria è l’industria delle armi, si va sul “pesante” e “sicuro”. Niente rischi. In questa nuova situazione il cavallo Assalti Frontali è troppo selvaggio per continuare a frequentare le stanze di una multinazionale. Non è stato strigliato allora, figurarsi ora! I rispettivi interessi delle parti in causa sono entrati in rotta di collisione e il direttore artistico BMG ha pensato che alle condizioni di mercato attuale non c’è spazio per esperienze “borderline”. Lo ha comunicato all’ufficio legale, hanno pagato una piccola penale rescindendo il contratto nostro e di altri progetti simili. Una sorte comune a molti lavoratori che quando il rubinetto si chiude sono i primi a essere cacciati. Ma in fondo, per quanto ci riguarda, va bene così, ognuno per la sua strada e nella nostra non ci sentiamo per niente soli. Ora, in fondo, è più esaltante essere Assalti Frontali. Rotto con la BMG, quest’estate, ce ne siamo andati in tournée in molte città e centri sociali, venti concerti venti sold out, come si dice… ai nostri fratelli e alle nostre sorelle va ancora la musica di Assalti. E allora ecco HSL, in coppia con “Il manifesto” che distribuisce. E che coppia!
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