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Nel retropalco con la 99 - In viaggio nel paese che resiste - Articolo tratto da Hic Sunt Leones, rubrica settimanale di Militant A su "Il manifesto"

Nel retropalco con la 99. Manca poco al concerto, il loro terzo consecutivo a Roma della settimana scorsa. La Posse si prepara in mezzo a gente seduta nei divanetti, in piedi, via vai di amici, fonici, intervistatori, birre, canne, rum e pera. Non li vedo dal vivo da 7-8 anni, da quando andavamo in giro insieme per l’Italia e la Palestina. Ci abbracciamo e soprattutto con Luca, O’Zulu, come se ci ritrovassimo dopo un lungo viaggio in un altro mondo. Certo che le cose sono cambiate e ognuna almeno mille volte. Sono cambiate tutte le compagne che hanno a fianco, la pancia di Luca è cresciuta di volume (e lui la offre in pasto al pubblico con il tatuaggio TDM: Terrone di Merda), Marco dread non ha più i dread, Massimo cogestisce il “Rising Love” dove stasera suonano, Rosario aggiorna via cellulare il seguitissimo facebook.
Ma, insomma, a parte questo, l’essenza è qui: lo spirito ospitale, allegro, combattivo, inattaccabile dal tempo che passa e dai tranelli della vita. Ho sempre considerato l’ironia una delle grandi armi della Posse, così chiedo a Luca di raccontarmi, a modo suo, cosa ha trovato nei centri sociali in questo tour del ritorno.
“Bologna. TPO. Sono arrivato che era vuoto - spiega - c’ho messo 4 secondi e mi ritrovo con un po’ di polline, di afgano e di charas in mano, insomma il meglio per me. Mentre mi stavo abbottando mi viene a trovare l’operatrice della comunità dove sono stato. Sorpresa! Ma è una in gamba, mica della scuola di Muccioli. Gradi risate, parliamo, passa il tempo, è ora di iniziare Quando esco c’è una densità di gente che non riesco ad avanzare verso il palco. Salgo e non riconosco nessuno. Si, c’era Meko che mi sorrideva, e qualche altro compagno che ricordavo da dieci anni prima, ma le altre migliaia di persone tutti volti nuovi. E tutti giovani. Fantastico.  
Marghera. Rivolta. Era il global meeting, compagni da tutta Italia. Noi dopo il concerto ci siamo andati a ubriacare. Il giorno dopo c’era Toni Negri, ci aspettava e noi da bestie non lo sapevamo e non c’eravamo. Per fortuna che Rosario ci è andato, lui ci ha chiesto un cd per il nipote e noi in cambio un suo autografo. Su un cd ci ha scritto: “Ai 99 Posse, compagni di ieri di oggi di sempre”. In altri tempi sarebbe stato da mandato di cattura. Io me lo sono attaccato in camera.
Genova. Eravamo con Don Gallo e lui, come Don Vitaliano, mi disarma sempre a sinistra. Dice sempre cose più pesanti di quelle che dico io, sia per l’uso dei vocaboli che per la scelta degli argomenti. Quel giorno ha insultato i centri sociali perché non fanno abbastanza. “Smettetela di leccarvi le ferite”, diceva.
Roma. 31 dicembre. Alcuni ci hanno detto: “Non avete suonato, mentre Venditti si”. Ma, insomma, Alemanno ha più soldi del decimo municipio e ne ha spesi per reggere la pioggia. Però a mezzanotte stavamo lì e abbiamo fatto una tamurriata con un centinaio di matti che hanno sfidato il temporale e il fango”.
La sala è piena, è il momento di andare. Il tour continua, ci vediamo alla prossima fratelli.  


 
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