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Leggi "Ci manca molta fantasia per sopportare la realtà" - Di Militant A - Dalla rubrica "Hic Sunt Leones"

La settimana scorsa ho passato dei giorni a Madrid, a casa di Guido, hermano di vecchia data dei centri sociali romani, che si è trasferito lì a lavorare. Per giovedì grasso decidiamo di andare al Reina Sofia a fare visita a Dalì, a Picasso e a Mirò. In un’altra vita li avremmo incontrati certamente di persona in qualche caffetteria del centro o nei dintorni della casa dello studente, considerando il loro spiccato spirito ribelle che ce li fa vicini, ma siamo nel 2010 e ci accontentiamo di bearci gli occhi con i loro dipinti. Ci avviamo a piedi e Madrid è nostra, bella, ampia, coi quei larghi marciapiedi che ci cammineresti sopra per ore, parlando delle ultime novità del movimento, del libro della mamma di Valerio Verbano che gli ho portato in regalo (e che si divorerà in un giorno), del concerto di sabato prossimo a piazza Sempione. Voltato l’angolo della Gran via sbattiamo contro una manifestazione in maschera di studenti vestiti da pirati con uno striscione che dice: “Salviamo la scuola pubblica”. Ci uniamo a loro, stringendo mani e sorridendo a tutti, e mi sento a casa, ma poi arriviamo ad Atocha e capisco che invece no, forse siamo in un altro mondo. E’ la stazione ferroviaria colpita dagli attentati dell’11 marzo 2004, trasformata in un’opera d’arte in memoria delle 191 vittime. Prima di andare dai nostri tre amici pittori entriamo in questo cilindro di vetro che emerge all’esterno per 11 metri. Dentro l’aria è pressurizzata e in quel silenzio luminoso si penetra la profondità della tragedia. Si entra in contatto con la dignità e la forza con cui questa città ha saputo elaborare una ferita come quella. La membrana che ricopre tutta la superficie interna è una spirale di frasi. Non è un monumento retorico. Non c’è scritto “caduti per la patria” o “vittime del terrorismo”. Sono i messaggi e i biglietti che i semplici cittadini hanno lasciato nei giorni successivi all’attentato. La frase più grande, che rappresenta tutta l’opera è: “Hace falta mucha fantasia para soportar la realidad”. Ci manca molta fantasia per sopportare la realtà. Poi altre, in tutte le lingue del mondo, come: “Solo la pace porta la pace”, “Così lontani, così vicini”. “Noi non dimenticheremo”. Che Madrid celebri ufficialmente la memoria di quel fatto con tali parole mi colpisce e frastorna. Non credo che Roma sarebbe in grado di osare tanto. Chi prova a costruire qualcosa di diverso è chiamato pazzo e spesso perseguito. Ce ne manca di fantasia, di poesia, e la realtà è difficile da reggere. Mentre torno a casa mi torna in mente il ritratto di Salvador Dalì con i suoi sottili baffi all’insù e il suo sguardo sfuggente che dice: “No estoy loco”.


 
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